•Giugno 20, 2009 • 3 Commenti

Non so, sono le due di notte e ti pensavo. Voglio ricordarti. Ci siamo conosciuti solo pochi mesi, eppure hai lasciato un segno indelebile dentro di me.

Ricordo i capelli a caschetto argentei, gli occhi azzurri, il viso cordiale, le parole accorate e sincere. I vestiti di lino pastello, i giochi matematici, gli aneddoti divertenti, i panni stesi dopo il nuoto. Le chiamate ai figli, la fermezza nel desiderare il meglio per loro, il conflitto tra la volontà di preservarne l’autonomia e le preoccupazioni e le ansie di madre. E poi gli impagabili consigli di vita e le sigarette fumate, mentre dal terrazzo scrutavi quel ragazzo dall’aria malinconica ricurvo sul telefono, “il dito più veloce del west”, come ti piaceva chiamarlo.

E poi la malattia. E l’sms di auguri per il compleanno, perché ero incapace di dirti in altro modo che ti volevo bene.

Un giorno sei tornata. Eri splendida, l’aria giovanile, i capelli lisci appena fatti, la voglia di fare, la voglia di vivere. Mi prendesti da parte e con una discrezione che non dimenticherò mai mi dimostrasti in poche parole ciò che in molti non erano riusciti in una vita. Tu che persino in quella situazione ti interessavi dei MIEI problemi. Forse non lo sai, ma io mi chiusi in bagno e piansi. Ma no, so bene che lo intuisti.

Era un’illusione, pochi giorni e di nuovo eri via. E la notizia terribile: no, non può essere vero, non è giusto, lei no, no no no!

E noi sei raccolti in piazza la notte a ricordarti, a evocare le sensazioni che avevi lasciato in noi, emozioni tutte diverse, perché sapevi entrare in contatto con l’animo di ciascuno, comprendendolo a fondo, come nessuno riesce. I messaggi scambiati di notte con Cla, perché non riuscivamo a dormire.

Antonio dice che saresti fiera di me. Io ora faccio quasi sempre pomeriggio, come te, e siedo al tuo posto, ma non mi sento all’altezza. Quel posto è tuo e rimarrà tale. Così come il posto nei nostri cuori.

Ciao Flo.

The way I feel

•Maggio 17, 2009 • 1 Commento

E pensavo dondolato dal vagone,
cara amica il tempo prende il tempo dà…
Noi corriamo sempre in una direzione,
ma qual sia e che senso abbia chi lo sa…

Restano i sogni senza tempo,
le impressioni di un momento,
le luci nel buio di case intraviste da un treno:
siamo qualcosa che non resta,
frasi vuote nella testa
e il cuore di simboli pieno…

Francesco Guccini – Incontro

Trail of Dead and the lost empathy

•Maggio 10, 2009 • Lascia un Commento

Di ritorno dal concerto dei Trail of Dead a Bologna, non posso mancare di spendere due parole per una delle band a cui più sono legato emotivamente.

Ciò che maggiormente apprezzo della musica, aldilà dell’indiscutibile importanza della tecnica, è l’attrazione empatica, la capacità di proiettare i nostri stati d’animo fondendoli in suoni e parole, diventando con essa un’unica cosa. Non è una caratteristica indispensabile, ci sono gruppi che mi piacciono pur non riuscendo ad instaurare questo rapporto intimo. Io e la musica rimaniamo allora due entità separate, ma ciò non toglie che possa apprezzare lo stesso. E’ come quando guardi una bella donna dalle forme perfette con cui non hai nulla a che spartire: ti piace ma non puoi essere tutt’uno con lei. Ecco, i Trail of Dead sono uno di quei pochi gruppi che riescono in tal senso. Non è solo piacere estetico, è qualcosa di più, c’è dell’affetto, del vissuto comune. Vai al concerto e ti sembra di ritrovare dei vecchi amici, suoni insieme a loro, sei loro.

Non è un caso che faccia questa premessa, ma mi allontano un attimo da questo concetto per analizzare l’esibizione di ieri sera in maniera più distaccata. Ciò che colpisce di un concerto dei Trail è la potenza sonora, quasi sonica. Jason Reece non sarà un batterista dalla tecnica sopraffina, ma la violenza con cui approccia lo strumento lascia il segno. La batteria aggiunta e le distorsioni elettriche fanno il resto. E così ti trovi di fronte una corazzata sonora che avanza distruggendo tutto ciò che trova di fronte. Viene istintivo urlare a squarciagola solo per cercare la propria voce dispersa in quel torrente di suoni. Non lanceranno più gli strumenti a fine concerto, ma quell’anima è rimasta e ancora si vede.

Uso la setlist per ricollegarmi al discorso in apertura. Di quattordici canzoni solo quattro sono dall’ultimo album. Addirittura nessuna da So Divided, un paio da Worlds Apart, tutto il resto dai primi tre lavori. Sembra che loro stessi si rendano conto di aver già dato il meglio, e in effetti è proprio così. The Century of Self è un bell’album, per carità, ma è estremamente freddo, distaccato. E’ quello che dicevo sopra, apprezzo ma non c’è empatia, non c’è affetto anzi, se vogliamo, colgo pure una punta di vanità. Mistakes & Regrets, Another Morning Stoner, Totally Natural, queste erano canzoni vissute, partecipate, veraci, umili, capaci di entrarti dentro e farti vibrare il cuore. Ero io nella canzone e la canzone in me. I testi intimistici di Conrad sono stati ora usurpati da una versione epica che ne è solo il pallido ricordo. E anche musicalmente si bada molto più alla forma che alla sostanza.

Insomma, bellissimo concerto, ma si ha la sensazione che qualcosa si sia perso per strada e non possa proprio più tornare. Ed è un gran peccato.

Mistakes & Regrets

•Maggio 10, 2009 • Lascia un Commento

If I could make a list
Of my mistakes and regrets
I’d put your name on top
And every line after it

Because every inch of hope
Becomes a world of shame
I’ve had to walk through
Each and every day

And if I screamed: “You were wrong”
At the top of my lungs
It would never return
All the faith that I’ve lost

And there is nothing left to say
That has not been said
If I shouted, you wouldn’t listen
I don’t it’d even sink in

If you forget how to feel
Reach inside your chest
Is there a heart beating?
Is there just emptiness?

…And You Will Know Us By The Trail Of Dead – Mistakes & Regrets

Note to myself, to stay on top

•Maggio 5, 2009 • Lascia un Commento

Là fuori è una cazzo di giungla. Vai e fregali.

It’s just your part in the play, for today

•Maggio 4, 2009 • Lascia un Commento

Non è che voglia darti delle colpe. Non pretendo di essere innocente, né di avere ragione. Cosa voglia dire aver ragione, poi. Non è questione di fare ciò che è giusto, è solo ciò che provo che conta.

Ma una cosa posso dirla: tu non mi hai mai capito. E mi chiedo come sia possibile che non ci pensi mai. Mi chiedo se ti capiti mai di svegliarti così, di soprassalto, alle tre di notte, come me, e fermarti a riflettere. Riflettere sul perché. Riflettere su chi sia io. Soprattutto, riflettere su chi sia tu. A cosa fosse dovuto quello che abbiamo vissuto e che ho cercato di darti, di trasmetterti. Ho provato in tutti i modi a entrare in profondità dentro di te. I miei tentativi sono stati ostinati, perché ti volevo bene. Sì, anche perché ne avevo bisogno, non lo nego. Ma ciò non toglie che ho fatto di tutto. E in cambio cosa ho ottenuto? Formalità. Lavare i sensi di colpa è tutto ciò che ti interessava.

Ma ormai ne sono consapevole. Ormai ho capito che siamo due sconosciuti. E se mi sveglio alle tre di notte, non è perché mi faccia male, è perché mi sembra impossibile credere che non ci pensi. Hai avuto per tre anni accanto una persona che ha cercato di comprenderti, il tuo “migliore amico, o comunque uno dei migliori”, e non hai saputo fare niente. E nel lasso di un “migliore amico”, sei riuscita anche a dimenticarlo.

Non riesco a provare risentimento, potrei e vorrei anche riavvicinarti, ma so che sarebbe inutile. Ho provato, ma non serve a nulla. Non mi interessano i rapporti formali. Ma tu non riesci ad andare oltre. Mi dispiace, ma non posso farci niente.

“I threw you the obvious to
See what occurs behind the
Eyes of a fallen angel
Eyes of a tragedy

Well, apparently nothing
Apparently nothing at all.”

•Aprile 29, 2009 • 1 Commento

Il mondo è pieno di persone grette ed egoiste. Sono la maggioranza, forse.

Ma nel mondo ci sono anche persone veramente speciali. Persone che sanno riempirti il cuore e ridarti fiducia, che ti ricordano che anche se l’uomo è capace delle più atroci crudeltà, sa anche amare senza confini, così intensamente da togliere il respiro. E’ come quando guardi la luce rossa del tramonto stendersi soffusa sull’oceano sconfinato. E non importa se tu sia o meno il protagonista, perché la bellezza non è mia e non è tua, e da sola ti dà stimolo a vivere e cogliere ogni piccolo istante. L’amore valica i confini di noi stessi, valica i confini del tempo. E’ tutto ed è eterno.

E allora, grazie.

Come se tenesse conto del coraggio la Storia…

•Aprile 26, 2009 • Lascia un Commento

La sola certezza che resta è la tua confusione, il vantaggio di avere coscienza di quello che sei.

Ma il fatto di avere la coscienza che sei nella merda più totale è l’unica sostanziale differenza da un borghese normale…

To myself

•Aprile 25, 2009 • Lascia un Commento

- Cosa c’è che non va Alessandro? Te lo vedo negli occhi che qualcosa non va…
- Sei bravo a capirmi tu, eh?
- Nuove illusioni, nuove delusioni?
- Già.
- Ti illudi di vincere la solitudine.
- E’ quello che fanno tutti.
- Ma tu lo sai che è una bugia. Lo sai che l’uomo è solo e rimane tale. Non puoi superare il senso di separazione.
- Ho solo bisogno di un abbraccio, di una carezza, di qualcuno per cui conti davvero.
- Illuso! Lo sai anche tu che non saresti felice lo stesso. Magari per un periodo, ma tu sai qual è la verità e non puoi fuggirla.
- Voglio negarla.
- Vedi Alessandro, è il tuo solito problema, il tuo solito conflitto tra il razionale e l’irrazionale. Tu lo sai come stanno le cose, e pure cerchi in tutti i modi di non vederle, di illuderti coi tuoi sogni infantili che qualcosa di diverso sia possibile.
- E cosa dovrei fare allora? Passare i giorni chiuso in me stesso?
- Non dico questo.
- Lo sai anche tu che l’uomo non riuscirebbe mai a sopportare il peso della solitudine. Sarà illusione, quello che vuoi tu, ma condividere con gli altri è l’unico modo per non impazzire, l’unico.
- E’ proprio il fatto che tu sia consapevole di questo, Alessandro, che non potrà mai liberarti dalle tue angosce.
- Vorrei solo essere felice…
- La felicità? Non ho mai sentito parlare di una cosa più assurda. La felicità è quella del bambino che vive le situazioni con ingenuità, che non sa, che non conosce. La felicità non è fatta per persone come te. Non eri felice neanche da bambino, tu. Paghi lo scotto di essere una persona intelligente. Guardati indietro, chiediti quando mai sei stato felice. La tua è stata un’alternanza tra apatia e depressione, con momenti di speranza, che ti hanno però riportato al punto di partenza. Questo senso di vanità nessuno è riuscito mai a rimuoverlo. Sei apatico perché non trovi un senso. Poi ti illudi di trovarlo in una passione, che sia una persona, un interesse, e vivi uno stato parossistico che però  ti porta immediatamente alla condizione opposta quando vedi le tue illusioni deluse. La tesi è l’euforia, l’antitesi la depressione, la sintesi l’apatia.
- Ho conosciuto persone che mi hanno fatto credere che non sia così.
- Puoi continuare a cercarle, ma temo non sarà d’aiuto.
- Voglio farlo lo stesso, voglio trovare un senso, illusorio o meno che sia. Mi dispiace ma non mi arrendo.

Scusate, non mi lego a questa schiera: morrò pecora nera!

•Aprile 24, 2009 • 1 Commento

E un’ altra volta è notte e suono,
non so nemmeno io per che motivo, forse perché son vivo
e voglio in questo modo dire “sono”
o forse perché è un modo pure questo per non andare a letto
o forse perché ancora c’è da bere
e mi riempio il bicchiere…

E l’ eco si è smorzato appena
delle risate fatte con gli amici, dei brindisi felici
in cui ciascuno chiude la sua pena,
in cui ciascuno non è come adesso da solo con se stesso
a dir: “Dove ho mancato, dov’è stato?”,
a dir: “Dove ho sbagliato?”

Eppure fa piacere a sera
andarsene per strade ed osterie, vino e malinconie,
e due canzoni fatte alla leggera
in cui gridando celi il desiderio che sian presi sul serio
il fatto che sei triste o che t’annoi
e tutti i dubbi tuoi…

Ma i moralisti han chiuso i bar
e le morali han chiuso i vostri cuori e spento i vostri ardori:
è bello ritornar “normalità”,
è facile tornare con le tante stanche pecore bianche!
Scusate, non mi lego a questa schiera:
morrò pecora nera!

Saranno cose già sentite
o scritte sopra un metro un po’ stantìo, ma intanto questo è mio
e poi, voi queste cose non le dite,
poi certo per chi non è abituato pensare è sconsigliato,
poi è bene essere un poco diffidente
per chi è un po’ differente…

Ma adesso avete voi il potere,
adesso avete voi supremazia, diritto e Polizia,
gli dei, i comandamenti ed il dovere,
purtroppo, non so come, siete in tanti e molti qui davanti
ignorano quel tarlo mai sincero
che chiamano “Pensiero”…

Però non siate preoccupati,
noi siamo gente che finisce male: galera od ospedale!
Gli anarchici li han sempre bastonati
e il libertario è sempre controllato dal clero, dallo Stato:
non scampa, fra chi veste da parata,
chi veste una risata…

O forse non è qui il problema
e ognuno vive dentro ai suoi egoismi vestiti di sofismi
e ognuno costruisce il suo sistema
di piccoli rancori irrazionali, di cosmi personali,
scordando che poi infine tutti avremo
due metri di terreno…

E un’altra volta è notte e suono,
non so nemmeno io per che motivo, forse perché son vivo
o forse per sentirmi meno solo
o forse perché a notte vivon strani fantasmi e sogni vani
che danno quell’ipocondria ben nota,
poi… la bottiglia è vuota…

Francesco Guccini – Canzone di notte N. 2