E’ che vorrei che per una volta tutto fosse perfetto. Che le parole fossero quelle corrette, i tempi magicamente dosati, le persone quelle giuste. Spontaneo, naturale, semplicemente giusto. Tutto giusto, sì, tutto come deve essere, e senza pensarci. E invece sei qui che ti arrovelli: cos’è che vuoi dalla vita, cosa non vuoi? E forse non vorrai in futuro ciò che oggi neghi?
Non sono mai stato veramente sereno nel rapporto con gli altri, ho sempre sentito tutto il peso della distanza. Non una distanza fisica, ma la distanza più difficile da superare, quella che divide due anime, due cuori. E quando a piccoli passi sofferti sento di riuscire a superarla, mi sento esposto, e mi tiro indietro. Mi consumo di pensieri, rifletto, cerco di giungere a una verità. E’ quello che mi ha fatto andare tanto avanti negli ultimi anni, ma anche ciò che poi mi ferma per notti, giornate che sembrano infinite. Ciò che mi rende un ottimo confidente, ma che paralizza quando sono io il protagonista.
E così, vorrei che per una volta tutto scorresse come deve scorrere; una sorta di intreccio incantato, in cui ciò che si dice o si fa è già deciso da una mano onnisciente che semplicemente “sa” cosa è giusto e cosa no.
Forse sarebbe facile, se tornassi a comportarmi per come sono; ma la vita nel frattempo mi ha corrotto e persuaso che i rapporti umani sono partite a scacchi della mente, in cui ogni mossa può essere condanna o trionfo. La chiamano esperienza, già.
