Non so, sono le due di notte e ti pensavo. Voglio ricordarti. Ci siamo conosciuti solo pochi mesi, eppure hai lasciato un segno indelebile dentro di me.
Ricordo i capelli a caschetto argentei, gli occhi azzurri, il viso cordiale, le parole accorate e sincere. I vestiti di lino pastello, i giochi matematici, gli aneddoti divertenti, i panni stesi dopo il nuoto. Le chiamate ai figli, la fermezza nel desiderare il meglio per loro, il conflitto tra la volontà di preservarne l’autonomia e le preoccupazioni e le ansie di madre. E poi gli impagabili consigli di vita e le sigarette fumate, mentre dal terrazzo scrutavi quel ragazzo dall’aria malinconica ricurvo sul telefono, “il dito più veloce del west”, come ti piaceva chiamarlo.
E poi la malattia. E l’sms di auguri per il compleanno, perché ero incapace di dirti in altro modo che ti volevo bene.
Un giorno sei tornata. Eri splendida, l’aria giovanile, i capelli lisci appena fatti, la voglia di fare, la voglia di vivere. Mi prendesti da parte e con una discrezione che non dimenticherò mai mi dimostrasti in poche parole ciò che in molti non erano riusciti in una vita. Tu che persino in quella situazione ti interessavi dei MIEI problemi. Forse non lo sai, ma io mi chiusi in bagno e piansi. Ma no, so bene che lo intuisti.
Era un’illusione, pochi giorni e di nuovo eri via. E la notizia terribile: no, non può essere vero, non è giusto, lei no, no no no!
E noi sei raccolti in piazza la notte a ricordarti, a evocare le sensazioni che avevi lasciato in noi, emozioni tutte diverse, perché sapevi entrare in contatto con l’animo di ciascuno, comprendendolo a fondo, come nessuno riesce. I messaggi scambiati di notte con Cla, perché non riuscivamo a dormire.
Antonio dice che saresti fiera di me. Io ora faccio quasi sempre pomeriggio, come te, e siedo al tuo posto, ma non mi sento all’altezza. Quel posto è tuo e rimarrà tale. Così come il posto nei nostri cuori.
Ciao Flo.
